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In Balìa del Politichese

Vi sarà capitato molte volte di sentire, durante un dibattito televisivo, qualche esimio esponente della nostra classe politica sentenziare “il problema è un altro”, in risposta alla domanda di un giornalista o alle osservazioni di un avversario. Probabilmente, il primo ad utilizzare di frequente tale espressione, fu Massimo D’Alema, un vero maestro di quella retorica di sottogenere nota col nome di “politichese”, nella quale consiste una delle invenzioni mediatico-postmoderne più aberranti.

Come nell’antica scuola della sofistica greca, il politichese risponde essenzialmente alla necessità di convincere un’audience di media o bassa preparazione culturale della giustezza delle proprie asserzioni, indipendentemente dai contenuti delle stesse. Il politichese brilla, fra i tanti sottocodici linguistici, per la sua sublime capacità di non dire nulla di essenziale o di decisivo; proprio in tale cosciente insignificanza risiede la sua funzione assolutamente conservatrice, la sua urgenza di falsa comunicazione allo scopo di procrastinare indefinitamente l’esistenza della Casta. Il politichese, cioè, è un linguaggio da teatrino elettorale, un vuoto artificio utile al gioco delle parti di attori in questione.

 

L’espressione “il problema è un altro” risponde essenzialmente ai seguenti scopi:

1 – dare, cortesemente, dell’idiota all’interlocutore, reo di non afferrare il nocciolo del problema in questione

2spostare una discussione imbarazzante o pericolosa per le sue implicazioni su un piano diverso, onde spiazzare l’avversario, impreparato sul nuovo argomento che il politico gli viene prospettando.

3 – mostrare che sull’argomento è possibile una pluralità di punti di vista e di angolazioni che si potrebbe moltiplicare a piacimento, onde ingenerare confusione nell’audience.

4 – tentare di ridimensionare, quando non addirittura di negare, la drammaticità di una certa situazione, sottintendendo che “ci sono problemi assai più gravi e urgenti da affrontare”.

5 – far slittare la discussione su un piano maggiormente congeniale, dove ci si sente più agguerriti e preparati.

 

Dal Celodurismo a Yes We Can Passando per il Vaffa… e la Rottamazione

Le parole della politica e l’intelligenza linguistica

Irene PivettiAlessio Roberti

 

 Populismo. Ma cos’è?

Da un po’ di tempo a questa parte si sente parlare di ‘populismo’. Siamo sicuri di sapere di cosa si tratta?

Ecco le definizioni di alcuni dei dizionari italiani più importanti

  • DE MAURO – GRANDE DIZIONARIO ITALIANO DELL’USO: 1. Tecnico-specialistico (storico), movimento politico e culturale sorto in Russia nel XIX sec., precedente al diffondersi del marxismo, che teorizzava il dovere degli intellettuali di porsi al servizio del popolo attraverso l’attività di propaganda rivoluzionaria volta a ottenere un miglioramento delle condizioni delle classe più povere 2. Tecnico-specialistico (politico), spregiativo, atteggiamento politico di esaltazione velleitaria e demagogica dei ceti più poveri. 3. Tecnico specialistico, (arte, letteratura), rappresentazione idealizzata del popolo in quanto considerato come depositario di valori etici e sociali.
  • ZINGARELLI: 1. Movimento politico russo della fine del del XIX sec., che aspirava alla formazione di una società socialista di tipo contadino, contraria all’industrialismo occidentale. 2. (per estensione) Ideologia caratteristica di movimento politico e artistico che vede nel popolo un modello etico e sociale. 3. (spregiativo) Atteggiamento che mira ad accattivarsi il favore popolare mediante proposte demagogiche, di facile presa.
  • SABATINI-COLETTI: 1. Atteggiamento o movimento politico tendente a esaltare il ruolo e i valori delle classi popolari medio-basse. 2. (spregiativo) Atteggiamento volto ad assecondare le aspettative del popolo, indipendentemente da ogni valutazione del loro contenuto, della loro opportunità, sinonimo: demagogia.3. Movimento rivoluzionario russo della fine del sec. XIX, anteriore al diffondersi del marxismo, che propugnava l’emancipazione delle classi contadine e dei servi della gleba, attraverso la realizzazione di una sorta di socialismo rurale, da opporre alla società industriale dell’Occidente. 4. In ambito artistico, raffigurazione idealizzata del popolo, presentato come modello etico positivo.

Mala tempora currunt? Insomma, direi di sì. Perché se il burocratese è un male che complica la nostra vita quotidiana, il politichese indebolisce la democrazia e i suoi attori. Un male del quale anche i giornalisti hanno buona parte di responsabilità.

I politici parlano una lingua sconosciuta, ed è sicuramente anche questa incomunicabilità di tipo linguistico ad allontanare i cittadini -che  paradossalmente sono proprio i diretti interessati- dall’universo politico. Ma tanto, “il problema è un altro”.

 

Guarda la Puntata “Politichese!”- La storia siamo noi

FONTI
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