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La Religione degli Spiriti Deboli

Non sono superstizioso. Nessun uomo intelligente è superstizioso. Dato che, oltre ad essere un uomo molto intelligente, sono dotato di una forte personalità, di una grande cultura e di una enorme carica sessuale  (sebbene faccia il possibile per nasconderlo), non sono superstizioso. Troppe legioni di uomini nobili hanno combattuto valorosamente con le armi della ragione contro le tenebre dell’oscurantismo per venirmene io, adesso, senza arte né parte, solo perché ne ho voglia, ignori la loro incredibile impresa titanica e mi metta a fare il superstizioso. Neanche per sogno: sarebbe crudele, sarebbe indegno, sarebbe un atto di una vigliaccheria senza limiti. Inoltre ho letto Voltaire, che nel suo Dizionario Filosofico dice che la superstizione dà fuoco al mondo (mentre la filosofia lo spegne), ed Edmund Burke, che nelle sue Riflessioni sulla rivoluzione in Francia afferma che la superstizione è la religione degli spiriti deboli; invece ho smesso per sempre di leggere Goethe dopo avere letto nelle sue Massime e Riflessioni che la religione è la poesia della vita.

Ma torniamo al punto: non sono superstizioso. Questo ovviamente non significa che non prenda le mie precauzioni; sono audace, sì, non temerario. Così, prima di mettermi a scrivere, ogni mattina, mi faccio il segno della croce, recito cinque avemarie, sei padrenostri, sette mea culpa e otto angelus. Funziona sempre. Purché, s’intende, subito dopo mi metta ad imitare per cinque minuti consecutivi Jake LaMotta. Tutti voi ricorderete l’inizio (penso sia l’inizio) di Toro scatenato, quando Robert de Niro (alias Jake LaMotta), un pugile vecchio, grasso, ormai finito, con un abito elegante, un enorme sigaro in bocca, e lanciando pugni in aria davanti ad uno specchio, ripete senza sosta: “Sono il più forte, il più forte, il più forte” etc.  È un esercizio lungo e complicato, ma quando arriva il momento di scrivere, sono talmente esausto che le frasi vengono da sé.

Prendo anche altre precauzioni. Ma una volta tanto non vi annoierò con le mie cose; è meglio che vi racconti una storia. La protagonista della storia è la mia amica Anna C., una bella donna, intelligente e separata.

L’estate scorsa, un’impresa coreana le propone di presentarsi a delle selezioni per un ottimo posto di lavoro. La mia amica non ci pensa due volte: ci sono molti candidati al posto, ma lei riesce a superare tutte le selezioni, arrivando alla fine come unica candidata. È fatta: manca solo un colloquio formale con il capo coreano dell’azienda, a Madrid. Il giorno del colloquio si trova le sue sorelle all’aeroporto, venute per farle una sorpresa e accompagnarla nel suo trionfale viaggio dicendole che è la più forte, più forte, più forte, etc.; salendo sull’aereo, una hostess le dà il giornale La Vanguardia e la mia amica, che non legge mai l’oroscopo, quel giorno legge: “Possibili tensioni con le persone a voi vicine, sorelle o zie. Giorno NO per gli accordi. Evitate colloqui importanti.”. Voi non credete mai a ciò che vi dico, ma io dico sempre la verità: controllate su La Vanguardia del martedì 7 Agosto 2007. La mia amica si fa una grassa risata che rimbomba per tutto l’aereo. Non solo, si mettono a ridere anche le sue sorelle; il colloquio con il coreano si rivela un successo: trovano da subito un’intesa, parlano molto più a lungo del previsto, si trovano sulla stessa lunghezza d’onda. Una settimana dopo, la mia amica viene a sapere che non ha ottenuto il posto.

Dall’estate scorsa, leggo tutti gli oroscopi di tutti i giornali e di tutte le riviste, così mi tengo ben informato e agisco di conseguenza; a volte, è vero, la cosa si fa complicata, soprattutto quando un oroscopo dice una cosa e l’altro dice esattamente il contrario, cosa che succede quasi tutti i giorni provocando violenti ingorghi che a loro volta provocano il violento desiderio di bersi un litro di olio di ricino per liberarsi dell’intoppo. E, quanto a voi, datemi retta, imitate il mio esempio, per quanto possibile, imitate Jake LaMotta, leggete l’oroscopo, fate quello che vi pare, ma non siate deboli. E soprattutto: non passate una sola domenica senza leggere questa rubrica. Porta male.

Javier Cercas

  • Articolo in lingua originale:

http://elpais.com/diario/2008/06/01/eps/1212301608_850215.html

Traduzione a riproduzione riservata, prego citarne la fonte

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