La Dolce Lingua

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Monthly Archives: maggio 2014

One World, Many Voices

Of the more than 7,000 languages spoken in the world today—many of them unrecorded—up to half may disappear in this century. As languages vanish, communities lose a wealth of knowledge about history, culture, the natural environment, and the human mind.

The decline of linguistic and cultural diversity is a real and urgent issue. Humanity is facing a massive extinction, languages are disappearing at an unprecedented pace, and linguists predict that 50-90% of the world’s languages will disappear by the end of the century.

In the 90s, UNESCO published the Red Book of Endangered Languages, a list of the world’s endangered languages, which was later replaced by the Atlas of the World’s languages in danger.

The One World, Many Voices: Endangered Languages and Cultural Heritage Festival program highlighted language diversity as a vital part of our human heritage. Cultural experts from communities around the world joined us to demonstrate how their ancestral tongues embody cultural knowledge, identity, values, technologies, and arts.

Photo: The Enduring Voices team in Hong Village, Arunachal Pradesh, IndiaFestival visitors interacted with Kalmyk epic singers and Tuvan stone carvers from Russia, Koro rice farmers from India, Passamaquoddy basketmakers from Maine, Kallawaya medicinal healers and textile artists from Bolivia, Garifuna drummers and dancers from Los Angeles and New York, and many others.

Another important initiative is National Geographic’s Enduring Voices Project, conducted in collaboration with the Living Tongues Institute for Endangered Languages,which strives to preserve endangered languages by identifying language hotspots, and documenting the languages and cultures within them. In some cases, technology can also be useful to preserve culture and languages.

The Talking Dictionaries, for instance, is an online database of audio recordings of native speakers pronouncing words and sentences. According to the linguist David Harrison, “Endangered language communities are adopting digital technology to aid their survival and to make their voices heard around the world. This is a positive effect of globalization”.

Onether very ambitious projects on this matter is the Rosetta Project, a global collaboration of language specialists and native speakers working to create a modern version of the historic Rosetta Stone. The project is run by the Long Now Foundation, with the aim of creating a permanent archive of the languages in danger of extincion.

When a language disappears, unique ways of knowing, understanding, and experiencing the world are lost forever. The expert culture bearers who participated in the One World, Many Voices program richly illustrated these different ways of knowing and showed how cultural and language diversity enrich the world.

Language is the means by which we pass on our ideas, knowledge, and identity from one generation to the next. But of the seven thousand languages currently spoken, it is expected that 50% will not survive the turn of the century and when  the last speaker of a language dies, we lose the centuries of knowledge and traditions that have helped shaping who we are.

Respecting linguistic diversity means respecting a human right. Yet minority languages remain marginalized, and the precious immaterial human cultural heritage risks to be forever lost and forgotten.

 

LISTEN TO THE FESTIVAL RADIO:

http://www.festival.si.edu/radio/festival_radio/index.html

A FEW OTHER INITIATIVES:

http://www.ethnologue.com/endangered-languages

http://www.livingtongues.org/

http://elalliance.org/

http://www.ogmios.org/

http://www.rosettastone.com/endangered

http://groups.ds.cam.ac.uk/celc/

http://ngm.nationalgeographic.com/2012/07/vanishing-languages/rymer-text

SOURCES:
http://www.festival.si.edu/index.aspx

http://www.bbc.com/news/science-environment-18020636

http://www.livingtongues.org/

http://travel.nationalgeographic.com/travel/enduring-voices/

http://www.asianscientist.com/in-the-lab/national-geographic-enduring-voices-project-2012/

http://rosettaproject.org/

http://longnow.org/

Bab.la: un portale linguistico

Il web in soccorso ai traduttori

Vocabolario delle parole desuete

Tante volte si dice che per imparare bene una lingua occorre vivere in quel paese, perché è l’occasione per capire meglio i vocaboli che si utilizzano, approfondire la cultura e sviluppare quei meccanismi logici che ci permettono di esprimerci senza errori. Tante persone, infatti, mosse da quest’idea partono e vanno in qualche paese straniero, soggiornando almeno per qualche mese, per sviluppare o per perfezionare le proprie conoscenze linguistiche.

Bab.la non vuole soltanto essere una sorta di Bab.laalternativa a chi non può trasferirsi all’estero per qualche periodo, è qualcosa di più. Non è propriamente un vocabolario, né solo un corso di lingua. È un portale linguistico rivolto a chi ama le lingue, sviluppato da Andreas Schroeter e Patrick Uecker. C’è il dizionario online (in 24 lingue) però il progetto è quello di superare la traduzione letterale delle parole: in sostanza si vuole cercare di offrire la migliore traduzione per comunicare correttamente…

View original post 180 altre parole

Maledetto Burocratese

“Entro e non oltre”, “prendere visione”, “attenzionare”, e chi più ne ha più ne metta.

È almeno dal 1979 che il lessico italiano si è arricchito di una parola dalla connotazione palesemente dispregiativa: ‘burocratese’ . Ma il burocratese non è roba da ignoranti
 La prima regola è quella di non usare mai una sola parola quando al suo posto se ne possono usare almeno due, e meno chiare: non “decisioni”, dunque, ma “processi decisionali”, i documenti diventano “supporto documentale”, le azioni “il compimento di attività”, il biglietto, “il titolo di viaggio”. La seconda regola è: mai seguire una strada dritta e breve quando se ne possono seguire almeno quattro storte e lunghe: “La norma suesposta è preordinata al fine di evitare la eccessiva incidenza della pendenza dei procedimenti amministrativi sulla esplicabilità delle posizioni di vantaggio degli amministrati”. (1)
Se in politica utilizzare un linguaggio misterioso e incomprensibile potrebbe celare delle finalità ben precise, tra cui confondere e sviare scaltramente le masse, in ambito burocratico questa attitudine perde qualsiasi ragion d’essere. Infatti, a rigor di logica, il linguaggio burocratico dovrebbe essere estremamente sintetico, semplice, diretto, comprensibile a tutti; e non un codice tanto complesso e arcano da dover essere decifrato anche dai più cólti.

Galileo Galilei diceva: «Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro, pochissimi». Parlare bene, insomma, significa prima di tutto farsi capire dal destinatari. Lo aveva intuito già Italo Calvino nel 1965, quando parlò di “antilingua” in un articolo che faceva eco ad un dibattito avviato da Pier Paolo Pasolini sullo stato della lingua italiana, pubblicato dal quotidiano Il Giorno:
Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere. L’interrogato, seduto davanti a lui, risponde alle domande un po’ balbettando, ma attento a dire tutto quel che ha da dire nel modo più preciso e senza una parola di troppo: ‘Stamattina presto andavo in cantina ad accendere la stufa e ho trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena. Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era stata scassinata’. Impassibile, il brigadiere batte veloce sui tasti la sua fedele trascrizione: ‘Il sottoscritto essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l’avviamento dell’impianto termico, dichiara d’essere casualmente incorso nel ritrovamento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenimento del combustibile, e di aver effettuato l’asportazione di uno dei detti articoli nell’intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano, non essendo a conoscenza dell’avvenuta effrazione dell’esercizio soprastante’. […] Chi parla l’antilingua ha sempre paura di mostrare familiarità e interesse per le cose di cui parla, crede di dover sottintendere: ‘Io parlo di queste cose per caso, ma la mia funzione è ben più in alto delle cose che dico e che faccio, la mia funzione è più in alto di tutto, anche di me stesso‘. La motivazione psicologica dell’antilingua è la mancanza di un vero rapporto con la vita, ossia in fondo l’odio per se stessi. […] Perciò dove trionfa l’antilingua – l’italiano di chi non sa dire ‘ho fatto’ ma deve dire ‘ho effettuato’ – la lingua viene uccisa“. (2)

La riforma del linguaggio amministrativo

Da un quindicennio in Italia si stanno tentando azioni per modificare le consuetudini linguistiche con cui vengono redatti i testi amministrativi. Ci hanno provato ministri di diverse parti politiche, che hanno promosso anche la pubblicazione di strumenti per la cosiddetta semplificazione del linguaggio amministrativo (il Codice di stile del 1993, Fioritto 1997); si sono impegnati, nella teoria e nella pratica, molti professori universitari. Nel 2011, anche l’Accademia della Crusca si proponeva di presentare il «Manuale di regole e suggerimenti per la redazione degli atti amministrativi», contenente indicazioni e consigli che mirassero a rendere accessibili i documenti per tutti i cittadini (Guida alla redazione degli atti amministrativi. Regole e suggerimenti), con il fine di porre fine alla piaga linguistica.

Il burocratese, comunque, non è esclusivo della Repubblica Italiana: per esempio, in lingua norvegese, è comparsa in alcuni casi l’espressione “bambini in situazione scolastica” invece del più comune “scolari”, che è stata presa ad esempio di cattivo stile; un’altra spia della diffusione un po’ in tutto il mondo della critica al linguaggio burocratico è l’impegno di molti governi per correggere i limiti comunicativi della tradizionale scrittura amministrativa (dal governo statunitense a quelli svedese, tedesco, belga, francese e via dicendo: una serie di link alle diverse esperienze internazionali si trova all’indirizzo http://www.maldura.unipd.it/buro/link.html). Obiettivo di tutte queste iniziative è quello di diradare la nebbia che ammanta e confonde le comunicazioni di molte amministrazioni pubbliche (fight the fog, ‘combatti la nebbia’, è il titolo di un manualetto per la semplificazione dei testi amministrativi prodotto negli ambienti della Direzione Generale della Traduzione della Commissione europea). (3)

“Persone, istituzioni, enti – afferma Annamaria Testa, dalla lunga esperienza nel campo della comunicazione pubblicitaria – scelgono deliberatamente di non farsi capire. Per mantenere il potere, sfuggire alle responsabilità o non rispettare gli impegni ” (5)

C’e’ una lingua che uccide un’altra lingua: il burocratese “ammaestrato agli inganni” uccide, o quanto meno gravemente ferisce, l’italiano. Speranze di salvezza, di cambiamento? (4)  Le ipotesi sono molte, ma il burocratese sembra ben lontano dall’estinguersi.

Eppure, da un certo punto di vista, la burocrazia italiana (…) non fa altro che esprimersi a parole sue, com’è tipico della sua natura: un groviglio di perifrasi arzigogolate ad accompagnare fedelmente arzigogolati grovigli di iter senza fine.

Tutto fila. Se non altro, si apprezzi la coerenza!

 

 FONTI

(1) http://www.repubblica.it/cultura/2013/06/28/news/torna_burocratese-61998398/

(2) http://www.linkuaggio.com/2011/10/parole-difficili-burocratese-inutile-e.html%5B/embed(3) %5Bembed%5Dhttp://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/burocratese/cortelazzo.html

(4) http://archiviostorico.corriere.it/1998/marzo/22/lingua_assediata_dal_burocratese_co_0_98032213998.shtml

(5) http://www.corriere.it/speciali/burocratese.shtml

 

ALTRO

http://new.lettere.unina2.it/Didattica1/Dispense/Proietti/LingIt2011-12-Dispense/28-3-2012/CalvinoPasolini.pdf

http://www-old.accademiadellacrusca.it/img_usr/PACTO_Sette_14ottobre2010.pdf

http://www.repubblica.it/cultura/2013/06/28/news/_laparolacheodio_gli_utenti_dicono_no_a_istanza_attenzionare_e_insano_gesto-62028381/

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/francesco-romano/pa-meno-burocratese-e-piu-digitale-guida/agosto-2013

http://www.ittig.cnr.it/Ricerca/Testi/ManualeRegoleRedazioneAttiAmm2010.pdf

http://www.difesa.it/Pubblicistica/info-difesa/Infodifesa140/Documents/Farsi_capire_si_pu%C3%B2.pdf

http://www.treccani.it/enciclopedia/burocratese_(Enciclopedia_dell'Italiano)/

http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-135240215

http://www.maldura.unipd.it/buro/trentaregole.html

http://www.maldura.unipd.it/buro/link.html

 

DA LEGGERE

Farsi capireFarsi capire

Comunicare con efficacia e creatività nel lavoro e nella vita

Anna Maria testa

Rizzoli Editore

Guida alla scrittura istituzionaleGuida alla scrittura istituzionale

Michele A. Cortelazzo, Federica Pellegrino

Laterza Editore

 

Copertina anterioreManuale di stile.

Strumenti per semplificare il linguaggio delle amministrazioni pubbliche.

Alfredo Fioritto.

1997. Bologna, il Mulino.

3_immagine_recensioneIn nome del popolo italiano.

Linguaggio giuridico e lingua della sentenza in Italia

Maria Vittoria Dell’Anna

Bonacci, 2013

Il ‘Politicamente Corretto’

Politically correct:  orientamento ideologico e culturale di estremo rispetto verso tutti, attraverso cui si evita ogni potenziale offesa verso determinate categorie di persone. Le opinioni che si esprimono appaiono esenti da pregiudizi razziali, etnici, religiosi, di genere, di età, di orientamento sessuale o relativi a disabilità fisiche o psichiche della persona.

Tutto ebbe origine, come suggerisce la formula, negli Stati Uniti d’America, da dove si diffuse nel resto del mondo occidentale. Nata negli ambienti della sinistra negli anni Trenta del Novecento, amplificata dai moti sessantottini e adottata dagli orientamenti liberali e radicali, assunse dimensioni significative sul finire degli anni Ottanta, quando diventò una corrente d’opinione basata sul riconoscimento dei diritti delle culture e mirante a sradicare dalle consuetudini linguistiche usi ritenuti offensivi nei confronti di qualsiasi minoranza (fu allora, ad es., che Afro-american sostituì blacknigger e negro per designare i neri d’America).

Malgrado gli ideali egualitari e progressisti che lo hanno animato, il politically correct ha sollevato numerose polemiche. Lo si accusa infatti di conformismo linguistico e di tirannia ideologica che limita la libertà d’espressione. Si sostiene che, col pretesto di rivendicare ideali di giustizia sociale, il politicamente corretto si limita in realtà a intervenire sulla forma piuttosto che sulla sostanza dei problemi, contribuendo ad alimentare una nuova ipocrisia istituzionale. Le scelte linguistiche imposte rappresentano spesso una versione nobilitata dell’eufemismo che tende a occultare contenuti sgradevoli; si vedano, ad es., in resoconti mediatici sulla guerra, le locuzioni danni collaterali (collateral damages) per «strage di civili», neutralizzare il nemico per «uccidere», guerra preventiva per «aggressione militare» ; o l’impiego di termini neutri comeharvest «raccolto» con riferimento alla mattanza dei tonni sulle etichette dello scatolame di aziende americane.

In Italia il politicamente corretto, pur non avendo raggiunto il livello della obbligatorietà regolamentare, ha causato un generale mutamento di sensibilità linguistica e contribuito a codificare stili collettivi di comportamento linguistico, sfumando in alcuni casi anche nell’interdizione. A evitare moduli offensivi o sgradevoli si arriva infatti attraverso diverse strategie verbali, alcune tradizionali, come gli slittamenti attenuativi mediante varie figure retoriche, altre apparentemente più innovative, come l’abuso di linguaggio tecnico e l’impiego eufemistico dell’inglese.

Politicamente scorretto nella canzone italiana:

Simili designazioni suscitano però spesso riserve e rifiuti da parte dei diretti interessati, che le percepiscono come segni di una ipocrisia linguistica dietro la quale si cela, piuttosto, il disinteresse degli enti di tutela.

Tali espressioni vengono inoltre ritenute ancora più discriminanti perché di norma adottate senza che le categorie stesse siano interpellate.

Particolarmente produttiva è la sfera semantica legata al mondo del lavoro, in cui la ristrutturazione formale delle denominazioni di mestieri riflette in molti casi gli effettivi mutamenti che le professioni hanno subito e dunque rappresenta anche una riqualificazione professionale: addetto cimiteriale per becchinopanificatore per fornaio, le molte locuzioni aventi per testa operatore:operatore agricolo per contadinooperatore ecologico per netturbino (sostituto a sua volta di spazzino), operatore sanitario per infermiereoperatore collaboratore scolastico per bidello o custode, e così via.

Una specifica applicazione del politicamente corretto è rappresentata dall’eliminazione di vocaboli ed espressioni che rappresentano il «perenne occultamento linguistico della donna». In Italia (come altrove) la critica del sessismo, sviluppatasi nel contesto di una linguistica femminista militante, ha rappresentato uno dei momenti attraverso cui si è sviluppata la riflessione circa il rapporto tra genere e lingua.

Correttezza linguistica e correttezza politica, forse due facce della stessa medaglia; o, secondo altri, mere convenzioni di etichetta, che si limitano alla forma più che alla sostanza, non riuscendo a risolvere il problema fondamentale: l’effettiva eliminazione delle discriminazioni.

 

  • ASCOLTA  Pregi e difetti del politicamente corretto, Radio 3
  • PER SAPERNE DI PIÙ:

http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/meglio-handicappato-portatore-handicap-disab

http://ec.europa.eu/translation/italian/rei/meetings/documents/decima_giornata_rei_novembre_2010_it.pdf

http://www.corriere.it/opinioni/13_agosto_20/severgnini-linguaggio-riflette-nazione_7e68e3f8-096c-11e3-90e1-47a539d609c3.shtml

http://www.repubblica.it/esteri/2013/06/04/news/papa-60322141/

http://www.italianisticaonline.it/2004/politicamente-corretto-02/

http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/nero-negro-colore

  • DA LEGGERE:

Robert Hughes

La cultura del piagnisteo

La saga del politicamente corretto

Traduzione di Marina Antonielli

Igiene verbale. Il politicamente corretto e la libertà linguistica

Edoardo Crisafulli

Igiene verbale

Il politicamente corretto e la libertà linguistica

 

  • FONTI:

http://www.treccani.it/enciclopedia/politically-correct_(Enciclopedia_dell’Italiano)/

Just Human

 

Human race feels, loves, hates.What human race does is

to ignore the power of life.

We, capable of great things, too often

insult our souls

in tears and fears.

How silly we are, lost in the desert

of the unknown, worrying

about the future, busy in creating theories

about God, Pain, Memory, and Fault.

Yet admiring the shade

of a daisy

under the frown of an old weeping pillow

you feel far from being adult

and shadows vanish from your chest

relieving your thoughts, taking you back home.

Bombs and hatred

and prejudice; one side to the human’s masterpiece.

Variety of passions in a reality of chaos

where we all feel lonesome and lost.

How can we waste it all?

Metropolis distances the people

locked in their own little dreary world

forgetting the comforting treasure

of being all

on the same boat.

 

La razza umana sente, ama, odia.La razza umana ignora

il potere della vita.

Capaci di grandi cose, troppo spesso

insultiamo le nostre anime

con lacrime e paure.

Com’è sciocco vagare smarriti nel deserto

dell’ignoto, tessere con angoscia

il futuro, generare teorie

su Dio, Sofferenza, Colpa.

Eppure, ammirando l’ombra

d’un trifoglio

sotto la nostalgica chioma d’un salice

sentirsi molto lontani dall’essere adulti.

Le ombre svaniscono dal petto

i pensieri più dolci riportano a casa.

Bombe e odio

e pregiudizi; capolavoro umano

prisma di passioni in realtà labili

ove ciascuno è solo e perduto

e poi come una bestia, sbrindella tutto.

La metropoli distanzia le persone.

Racchiusi in mondi desolati

dimentichiamo la confortante certezza

del trovarci tutti

sulla stessa barca.

 

Teti Musmeci

This is an original work of authorship, please mention the source

 

…a tutto spiano?

Scommettiamo Che Non Sai Che...

Il significato: Con abbondanza, senza limiti.

L’origine: Nella Firenze del Medioevo, Spiano era la quantità di grano che il Magistrato dell’Abbondanza assegnava di volta in volta a ogni fornaio per la panificazione. Se non si era in periodo di carestia o scarsità di cereali, la quantità era quella a “tutto spiano” , mentre in caso contrario si aveva la misura “a mezzo spiano”o, addirittura, quella ridotta di un terzo.

farine

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Language and Reality

 Thought and language are strictly connected,  and they deeply influence each other. As Wilhelm von Humbdolt[1] wrote, language is the basic condition of all intellective activities, it is «the formative organ of thought»[2].

Language forges our life, memories, associations, mental maps. It is the force de intercorse[3], the condition which allows us to learn new languages and to get to know different people and different ways of interpreting reality. Hence, the interest in writing  about the boundless linguistic universe, cluttered with enigmas and splendors.

Studying a population’s language,  not only means investigating the culture and the way of thinking of a limited portion of people, but it means understanding the human race’s nature from a broad perspective, exploring its less manifest aspects.

Understanding human beings means understanding the language, and vice versa. The diversity of languages is not a diversity of signs and sounds but a diversity of views of the world[4]. Each language, indeed, in some measure arranges the world in its own way, becoming the mediator between reality and our view of reality.[5]

Snow, for instance, is not the same to everyone. Or rather, it does not have a single meaning. Franz Boas[6], one of the founders of
anthropology in the United States, got interested in the matter of how individuals living in the far north, surrounded by ice and snow, perceived the world differently.

He noticed that in Inuktitut[7], the language spoken by the Esquimos, the snow is called in various ways. As Edward Sapir and Benjamin Whorf wrote:

We have the same word for falling snow, snow on the ground, snow hard packed like ice, slushy snow, wind-driven snow. To an Eskimo, this al-inclusive word would be almost unthinkable…[8]

This means that when a population lives in the Northern latitude, mainly surrounded by permanent ice and snow, it will inevitably perceive as important the distinction between certain entities which for other populations are nothing more than different types of the same thing: snow.

As Antonio Gramsci  wrote, language is to be understood as an element of culture, constituting an integral conception of the world.[1] In English, the term wood can refer either to the material, to the forest,or to the firewood; something similar happens in French: bois (wood), just like in English, means three manifestations of the same ‘essence’. Whereas the equivalent Italian term can be translated in three ways: legno, legna, and bosco.

Inversely, for an Italian speaker, the substance composing his own body and the food canned in jelly are the same thing: carne; whereas for an English or French speaker, they are two different things: the eatable meat, viande, and chair, flesh. It would be peculiar, as well as macabre, if you were asked for a canned flesh instead of a canned meat.

Therefore, in relativistic terms, language is the reflection of the perception of a certain reality and, inversely, language itself influences the way we know the world.[9].

 

SOURCES:

[1] Potsdam 1767 – Tegel, Berlin, 1835.

[2] http://www.treccani.it/enciclopedia/wilhelm-von-humboldt_(Dizionario-di-filosofia)/

[3] Ferdinand de Saussure

[4] Trabant, Juergen. “How relativistic are Humboldts ‘Weltansichten’?” 2000

[5] Edoardo Lombardi Vallauri, La linguistica. In pratica.

[6] 1858.

[7] http://www.omniglot.com/writing/inuktitut.htm

[8] Whorf, Bejamin Lee. 1949. “Science an Linguistics” Reprinted in Carroll 1956

[9] «Hypothesis Saphir-Whorf»