La Dolce Lingua

Home » Linguistica e Società » Inno al Docente

Inno al Docente

I volti appaiono svuotati. Non c’è altro che noia nei loro occhi, solo un senso di impotenza. La lezione è qualcosa di esterno, qualcosa di lontanissimo dalle loro membra. Un fantoccio creato morto, artificiale, insulso.

L’insegnante, l’educatore, un po’ come il medico, svolge una funzione decisiva per gli uomini tutti. Tali categorie, come altre, tracciano, o meglio, illuminano, i possibili sentieri delle vite altrui. Decidono, in qualche misura, delle sorti umane.

Cosa può fare la scuola? Può davvero, un singolo educatore, fare qualcosa per cambiare la vita di chi è nella posizione di apprendere?

Dall’educazione, dal sapere, dall’informazione, ha origine tutto. Un ragazzo, un futuro uomo, sprovvisto della giusta informazione sul mondo, rischia di perdervisi e di perdere il proprio tempo, a volte qualcosa di più, per scelte errate.

E chi tende a sottovalutare, chi dice “La scuola non è tutto…”, è bendato, ignora il potenziale di un’ora, l’importanza che una singola ora ha per i più giovani, e per gli esseri viventi in generale. Un’ora non può in alcun modo essere considerata spazzatura. Un’ora di lezione, di lezione vera, svolta con metodo e passione, può generare enormi risultati, può cambiare delle vite.

Tutti noi abbiamo sperimentato situazioni spiacevoli con gli insegnanti. Tutti noi sappiamo cosa voglia dire stare in classe e sentire chiaro il passare del tempo, scandito dai ticchettii del tedio e del disaccordo inespresso.

 

Prima categoria: la cacciatrice di streghe
Anni fa, alle superiori, ebbi un’insegnante di francese pessima. Buon’anima, che riposi in pace. Ma non per questo diventerò improvvisamente misericordiosa nel giudizio, scadendo nella solita ipocrisia di chi non ha il coraggio di pronunciarsi negativamente sui morti. Non dirò qualcosa di falso solo perché non si trova più su questa terra, solo perché non è più carne e ossa: era un’insegnante pessima, che ha segnato negativamente una classe per cinque lunghi anni. E come un brutto taglio lascia una cicatrice, così una lacuna nell’apprendimento lascia un vuoto difficile da colmare.

Fu una figura nociva per tutti noi, che non riuscimmo mai ad apprendere la lingua, ma fu particolarmente difficile per me, che non ero battezzata. Le sue temutissime lezioni venivano svolte nel segno della sottomissione e dell’umiliazione; e sfociavano spesso in argomenti del tutto estranei alla sua materia (il dogma, per dirne una, la fede, e via dicendo). E da brava timorata, il tema etico-religioso non rappresentava mai un’occasione di confronto costruttivo, bensì terreno fertile d’intolleranza e chiusura, appunto, dogmatica. Ero, quindi, una reietta, un’eretica. E fin qui, mi andava anche bene. Ma non mi andava bene, invece, essere un ignorante. Non mi andava bene perdere un’ora della mia vita. Non mi andava bene non apprendere quella bellissima e musicale lingua che è il francese.

Buon’anima, che riposi in pace.

 

Seconda categoria: l’insofferente

Tipologia lunatica, ma che sperimenta un ventaglio limitato di emozioni. Tra cui, essenzialmente: tedio, noia, amarezza, sconfitta.

Veniva quasi voglia di consigliarle un bravo psicologo, o di proporci noi stessi come interlocutori. Eravamo partiti con l’intenzione di studiare Dante, ed eravamo piuttosto entusiasti; insomma, è bene che un italofono conosca il grande della letteratura… ma siamo pur sempre esseri empatici. Abbiamo combattuto la sua influenza negativa, la sua opprimente uggiosità, ma alla fine ci siamo omologati, annullando ogni slancio di curiosità.

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura

 

Terza categoria: l’ignorante 
Alcuni professori pareva ci odiassero: ma non necessariamente perché eravamo noi, il problema.
Il problema era la loro superficialità, la loro frustrazione, la loro carente preparazione. L’ignorante non può certo insegnare altro che ignoranza e nozioni errate. Orrore degli orrori! Magari si limitasse a non insegnare! Invece no, l’ignorante insegna, eccome, ma cose del tutto sbagliate, nel modo sbagliato, in toni semplicistici e senza alcun tipo di consultazione. Insegnamenti che a una certa età rimangono incastonati nella memoria, e che sono duri poi da modificare (chiediamoci, poi, perché i giovani non sanno scrivere. E rispondiamoci: “Colpa loro, non hanno voglia di far nulla…”).

E qualcuno ha forse il coraggio di chiamare questo, un problema secondario? tutt’altro! è il problema primo, è l’origine dei mali che affliggono la nostra barcollante società, fondamentale e imprescindibile tassello per la creazione del mondo.

Questo è un inno all’istruzione, una protesta contro gli educatori che non amano le persone, che sguazzano nella superficialità. Questo è un invito ai futuri insegnanti, detentori di grandi responsabilità, donatori di scelta e possibilità.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: