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Perché si dice ‘Cuor di Leone’?

Quali sono le radici di questa diffusa figura retorica? Acqua cheta; ambasciator non porta pena; avere in odio […] come il diavolo l’acqua santa; carità […] pelosa; dar un colpo al cerchio e uno alla botte; del senno di poi (ne) son piene le fosse; fare uno sproposito; il diavolo non è brutto quanto si dipinge; indovinala grillo; madonnina infilzata; mettere gli occhi addosso a qualcuno; politiconi; quel cielo di Lombardia, così bello quand’è bello; raddrizzare le gambe ai cani; il sugo della storia; vedere la mala parata. Queste, assieme a cuor di leone, per descrivere Don Abbondio, sono solo alcune delle espressioni utilizzate da Manzoni, ed entrate ormai nell’uso comune.

Per quanto riguarda ‘cuor di leone’, il riferimento è storico. Riccardo Cuor di Leone è stato re d’Inghilterra dal 1189 al 1199, ed è stato descritto come un personaggio crudele e violento, un figlio sleale, un pessimo sovrano, un crociato fallimentare, un vizioso e un temerario, che andò a morire scioccamente in un assedio senza importanza. Ma Riccardo Cuor di Leone è stato descritto anche -e nel nostro immaginario è questa la formula che sostanzialmente prevale- come un principe splendido e valoroso, un grande stratega, un modello e uno specchio di cavalleria, una leggenda.

Il punto sta proprio qui: Riccardo è stato descritto. Moltissimo.

Di conseguenza, occuparsi della sua figura storica significa prima di tutto ascoltare un coro di voci narranti che giudicano, spiegano, inventano e spettegolano a proposito del sovrano e della sua bizzarra, affascinante famiglia, introducendo nel quadro personaggi quali Eleonora d’Aquitania e Saladino, Guglielmo il Maresciallo e re Artú.

Per saperne di più, Jean Flori, nel suo Riccardo Cuor di Leone, ci accompagna in questo avventuroso viaggio che non si esaurisce nella ricerca di una concreta personalità, che sarebbe velleitario pretendere di trovare a distanza di così tanti secoli, ma mira piuttosto a enucleare le motivazioni e il vero e proprio calcolo che contribuirono a promuovere quell’immagine di re cavaliere che è giunta fino a noi.
Un’immagine che Riccardo aiutò in prima persona a costruire, curando con attenzione la regia delle proprie gesta e proponendosi come una sorta di portabandiera della trasformazione sociale e culturale che coinvolse l’Occidente sullo scorcio del secolo XII, il secolo che «inventò» l’amor cortese e che, tra il fragore delle continue battaglie e il canto dei trovatori, propagandò l’etica e gli ideali dell’ordine cavalleresco.

Ancora una volta, la lingua è motivo di riflessione storico-culturale.

 

FONTI:
Riccardo Cuor di Leone. Il re cavaliere, Flori Jean, Einaudi

http://www.einaudi.it/libri/libro/jean-flori/riccardo-cuor-di-leone/978880615513

http://www.treccani.it/enciclopedia/manzonismi_(Enciclopedia_dell'Italiano)/

GUARDA LA PUNTATA SU RAI STORIA:

http://www.raistoria.rai.it/articoli/riccardo-cuor-di-leone/24702/default.aspx 

ALTRO:

http://www.treccani.it/enciclopedia/riccardo-cuor-di-leone_(Enciclopedia_dei_ragazzi)/

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