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Parlare Senza Dire: il Grammelot

Il grammelot è un espediente espressivo dell’attore di teatro che consiste nel pronunciare un discorso in una lingua inventata, le cui parole non significano niente ma imitano nel suono e nella cadenza una certa lingua o un certo dialetto. Il grammelot è un parlare turbinante, e il significato che trasmette – ciò che racconta – è tutto rimesso all’espressività della mimica dell’attore.

Il termine è di etimologia incerta. Generalmente è considerato un prestito dal francese o uno pseudofrancesismo: secondo Sabatini e Coletti, è parola composta da gram(maire) «grammatica», mêl(er) «mescolare» e (arg)ot «gergo»; più probabilmente deriva dal verbo grommeler, nell’accezione di «prononcer quelque chose à voix basse, de manière indistincte, généralement sur un ton bougon ou plaintif», insomma «bofonchiare, borbottare».

Il vocabolo è comunque presente nei principali dizionari dell’italiano contemporaneo anche se le sue prime attestazioni sono recenti e si collocano nella seconda metà del Novecento; probabilmente è stato proprio grazie a Fo che questa parola è entrata e si è diffusa nell’italiano:

«Grammelot» significa […] gioco onomatopeico di un discorso, articolato arbitrariamente, ma che è in grado di trasmettere, con l’apporto di gesti, ritmi e sonorità particolari, un intero discorso compiuto. In questa chiave è possibile improvvisare – meglio, articolare – grammelot di tutti i tipi riferiti a strutture lessicali le più diverse. La prima forma di grammelot la eseguono senz’altro i bambini con la loro incredibile fantasia quando fingono di fare discorsi chiarissimi con farfugliamenti straordinari (che fra di loro intendono perfettamente) (Fo 1997: 81).

Anche in passato sono esistiti casi di invenzioni verbali destinate alle rappresentazioni teatrali. Agli inizi del Settecento, il processo di normalizzazione anche linguistica imposto dalla Comédie Française costrinse i forains, gli attori di strada che si esibivano a Parigi durante le principali fiere, a censurare la lingua delle loro rappresentazioni e a sostituirla con i gesti, la musica e il jargon («gergo»), sorta di linguaggio inarticolato che alludeva alla recitazione canonica degli attori veri e propri. Sebbene il grammelot abbia in Italia antecedenti illustri nel pluridialettalismo della commedia rinascimentale e in quello della Commedia dell’Arte, la sua creazione è opera di Dario Fo.

È del 1969 Mistero buffo, uno spettacolo recitato in una lingua mescidata che contamina e fonde diversi dialetti lombardo-veneto-friulani con la memoria della lingua dei giullari medievali, e che evoca le narrazioni dei fabulatori contadini udite dall’autore nell’infanzia; si tratta di una scelta linguistica nettamente orientata in senso ideologico, per il recupero di una cultura popolare in via di estinzione. Ma è nella parte intitolata La fame dello Zanni che Fo oltrepassa la mescidanza dialettale per raccontare in una lingua inventata, e soltanto risonante delle cadenze dialettali, la fame onnivora di un contadino inurbato nella Venezia del Cinquecento. Successivamente, Fo ha applicato la tecnica inventiva del grammelot ad alcune lingue straniere, come all’inglese nel Grammelot dell’avvocato inglese o al francese nel Grammelot detto ‘di Scapino’, ma anche a varietà linguistiche specifiche.

Dunque, il grammelot si configura come un discorso completamente agrammaticale e asemantico; eppure, risulta fortemente comunicativo nella sua realizzazione scenica grazie alle doti mimiche e vocali dell’attore.

 

FONTI
http://unaparolaalgiorno.it/significato/G/grammelot

http://www.treccani.it/enciclopedia/grammelot_(Enciclopedia-dell'Italiano)/

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