La Dolce Lingua

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Perché si Dice…?

  • A iosa           

 Secondo il Vocabolario Etimologico di Pianigiani da “chiosa”, nel significato passato di “monetina”, in grado quindi di acquistare solo cose di cui vi era abbondanza; oppure, attraverso il provenzale, dal “gaudium” latino. Secondo l’Etimologico DELI di Cortelazzo-Zolli l’origine è tuttora da ritenersi ignota.

  • Alla carlona

Il “re Carlone” dei poemi cavallereschi è in realtà Carlo Magno, che anche dopo l’incoronazione a Sacro Romano Imperatore non rinunciò mai alle sue abitudini e ai suoi abiti un po’ grossolani. Il modo di dire è attestato nella letteratura italiana sin dal 1400 (ad esempio, in Pietro Aretino).

  • Alla garibaldina

L’espressione è un chiaro riferimento ai metodi di combattimento usati da Giuseppe Garibaldi, e in particolare alla Spedizione dei Mille.

  • A occhio e croce

Il modo di dire “a occhio e croce” deriva dal mondo dei tessitori come riportato ne “L’arte della seta in Firenze”, trattato del secolo XV con dialoghi raccolti da Girolamo Gargiolli per i tipi di Barbera nel 1868. Il volume, come già detto in un mio precedente post (19 marzo 2009), è diviso in due parti, la prima riguarda il testo dell’antico trattato e la seconda è un commento, in forma dialogica, alle varie operazioni descritte nel suddetto da parte di competenti artigiani dell’arte della seta.

  • Aspetta e spera

Faccetta Nera / Bell’abissina / Aspetta e spera / Che già l’ora s’avvicina!

Quando staremo / Vicino a te / Noi ti daremo / Un’altra legge e un altro re!                            

La più conosciuta canzonetta coloniale del regime fascista (scritta nel 1935 da Renato Micheli) ha dato vita a un’espressione che conserva ben poco del suo significato originario. Equivale infatti al più usato campa cavallo.

  • A tutto spiano

Lo spiano era la misura della quantità del grano assegnata ai fornai per la panificazione: se non c’erano carestie o particolari scarsità del prodotto la quantità erogata con profusione era appunto quella a “tutto spiano”, mentre in caso contrario veniva ridotta a mezzo spiano o anche di meno.

  • Avere voce in capitolo

Il capitolo in questione è in realtà un calco del latinocapitolum, “collegio” o “consiglio”; la frase fatta deriva infatti dall’uso monastico di dare voce, durante il “Capitolo”, ovvero la riunione quotidiana di tutti i monaci, soltanto a quanti tra essi avessero già pronunciato i voti perpetui; per traslato, chi “non ha voce in capitolo” è meno importante, come appunto i novizi nel monastero.

  • Calende Greche

Le calende (Kalendae) erano festività latine, non previste dal calendario greco. Perciò rimandare qualcosa “alle calende greche”, significa rimandarlo per sempre. L’espressione è un calco della locuzione latina Ad Kalendas graecas, attribuita da Gaio Svetonio Tranquillo all’imperatore Augusto. Stesso uso del latinismosine die, ma con una connotazione negativa.

  • Capro espiatorio.

Citazione biblica dal Libro del Levitico. Nella liturgia ebraica, il capro espiatorio è sacrificato a Dio in riparazione dei peccati di chi lo offre in sacrificio. Nel cristianesimo il capro espiatorio è Gesù Cristo, definito l’Agnello immolato, che assume su di sé i peccati del mondo. Nell’uso attuale con tale espressione ci si riferisce a qualcuno che si prende le colpe di fatti che non ha commesso.

  • Come volevasi dimostrare

Frase conclusiva dei teoremi negli Elementi di Euclide. Detto per traslato di un avvenimento che si era previsto (e magari per sottolineare che i propri consigli sono stati disattesi: “Come volevasi dimostrare, uscendo senza ombrello ti sei preso il raffreddore.”).

  • Compagni di merende

Tratta da una deposizione di uno degli accusati di aver commesso i delitti del Mostro di Firenze; si usa per indicare una brutta compagnia.

  • Domani è un altro giorno

Citazione dal popolare film Via col vento del 1939: è la battuta finale del film, pronunciata dall’indomita protagonista Rossella O’Hara, interpretata da Vivien Leigh (“Domani è un altro giorno, e si vedrà”).

  • E compagnia bella

Il modo di dire ebbe successo soprattutto nel secondo dopoguerra, per l’uso che ne fece Adriana Motti nella sua traduzione di Catcher in the Rye (“Il giovane Holden“).

  • È un altro paio di maniche

Tra il Duecento e il Seicento alcuni vestiti erano confezionati con le maniche mobili e si potevano sostituire, per abbellire il vestito in modi diversi ogni volta. Da qui il modo di dire che significa appunto una cosa completamente diversa, come lo erano le maniche dei vestiti.

  • Faccia di bronzo

Espressione usata per indicare persone che riescono a rimanere impassibili nelle situazioni più imbarazzanti, senza arrossire quando vengono pubblicamente offese o sbugiardate. Col significato di “audacia svergognata”, la locuzione è attestata già da Niccolò Tommaseo nel suo Dizionario (1865).

  • Far vedere i sorci verdi

Locuzione entrata nell’uso in seguito alle vittorie di una squadriglia aerea, i “Sorci Verdi“, famosa per le imprese nel 1937 e 1938. Entrata nell’uso comune con il senso di stravincere.

  • Gettare la spugna

Deriva dal gergo del pugilato quando per arrendersi all’avversario si gettava simbolicamente la spugna usata dai “secondi” per lavare le ferite del combattimento (oggi si usa gettare sul ring un asciugamano).

  • I puntini sulle ‘i’

L’introduzione del segno grafico del puntino (all’inizio un piccolo accento acuto) sulla i minuscola, per distinguerla dalla m, dalla n e dalla u (tutte molto simili nell’alfabeto gotico) risale all’umanesimo, ma si diffuse soprattutto con il successo della stampa. Naturalmente, nei primi tempi l’innovazione fu rifiutata da molti professionisti della scrittura, che la ritenevano un’inutile pignoleria: a tutt’oggi l’espressione mettere i puntini sulle i stigmatizza l’atteggiamento eccessivamente scrupoloso del pignolo.

  • L’amico Fritz

L’amico del cuore, o con cui “si fa coppia fissa”, anche ironicamente: “l’onnipresente”. Dall’omonima opera di Mascagni.

  • Me ne lavo le mani

Il Vangelo secondo Matteo racconta che Ponzio Pilato, procuratore della Giudea, dopo aver tentato di scagionare Gesù davanti alla folla in tumulto, “presa dell’acqua, si lavò le mani dinanzi al popolo dicendo: Io sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi” (27,24).

Lavandosi le mani davanti alla folla, Pilato compie un gesto simbolico: nel momento in cui la condanna a morte di Gesù è ormai un problema di ordine pubblico, il procuratore vuole almeno rendere evidente a tutti la sua disapprovazione per il martirio di colui che reputa un “giusto”. Nell’uso quotidiano, l’espressione lavarsene le mani è adoperata per chiamarsi fuori da un evento che si ritiene ormai inevitabile ma che comunque si disapprova.

  • Molto rumore per nulla

Dal titolo di una celebre commedia teatrale di William ShakespeareMuch ado about nothing scritta tra il1598 e il 1599.

  • Niente di nuovo sotto il sole

“Al mondo non c’è mai nulla di nuovo”: la frase è una citazione della Bibbia, presa dal libro del Qoelet (o Ecclesiaste) 1, 10. Vedi anche le versioni latine del detto.

  • Non c’è trippa per gatti

Frase attribuita al famoso Sindaco di Roma Ernesto Nathan (1907), che, alle prese con le ristrettezze finanziarie del Comune, iniziò una serie di tagli al bilancio, tra cui anche per la somma che si stanziava per sfamare i gatti, che – allora come oggi – vivevano tra gli antichi ruderi della capitale.

  • Nuovo di zecca

Si dice di qualcosa che è nuovo o è così ben messo da appare tale. Si riferisce alle monete appena coniate dalla Zecca, lucide e brillanti.

  • Oppio per i popoli

Da un aforisma di Karl Marx, che si riferisce alla religione come mezzo di oppressione.

  • Paganini non ripete

Si dice rifiutandosi di ripetere un gesto o una frase. Presunta risposta di Niccolò Paganini, alla richiesta del Re di Napoli di risuonare i brani musicali che non aveva potuto ascoltare, essendo arrivato in ritardo al concerto.

  • Perle ai porci

Citazione evangelica dal Vangelo di Matteo (7,6):

Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci (“Nolite dare sanctum canibus neque mittatis margaritas vestras ante porcos”), perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.

Passato nell’uso comune per indicare uno spreco di risorse, o una perdita di tempo, derivanti dal tentare di elevare persone infime.

  • Quarto d’ora di notorietà (o di celebrità)

Riferimento a una celebre frase dell’artista Andy Warhol che prevedeva che nel futuro tutte le persone, anche quelle che non lavoravano nel mondo dello spettacolo, sarebbero comparse in televisione, anche solo per un breve intervento. L’espressione significa quindi l’occasione di esibirsi o farsi conoscere o esprimere la propria opinione davanti a un pubblico più vasto rispetto a quello con cui ha a che fare il cittadino comune.

  • Scheletro nell’armadio

È un segreto imbarazzante, che rischia di saltare fuori nel momento meno indicato. L’espressione è un calco dell’inglese a skeleton in the cupboard, adoperato per esempio da Charles Dickens.

  • Seminare zizzania

La zizzania è un’erbaccia che cresce insieme al grano e che deve essere poi separata da questo. Seminare zizzania (nel campo degli altri) è quindi un’azione deliberatamente attuata per creare problemi.

  • Senza infamia e senza lode

Da Dante Alighieri, spesso usato in senso sarcastico nel descrivere qualcosa di poco interessante.

  • Si stava meglio quando si stava peggio

Espressione ossimorica diffusasi a partire dal secondo dopoguerra con riferimento al regime fascista e caratteristica in particolare dell’ambiente qualunquista, che si raccoglieva intorno al giornale L’uomo qualunque. Spesso si usa anche per rimpiangere situazione di cui in passato ci si lamentava.

  • Spezzare una lancia

Il combattimento con le lance era una consuetudine della cavalleria medievale: il cavaliere aveva il dovere di difendere “alla lancia” i diritti dei poveri e degli oppressi.

  • Volo pindarico

L’espressione si riferisce al poeta lirico greco Pindaro (Tebe ca. 522 a.C. – Argo 442 a.C.), famoso già presso i suoi contemporanei per i “voli pindarici” (l’espressione è dunque un’antonomasia) contenuti nelle sue poesie. Si trattava di scatti logici improvvisi da un argomento all’altro, che stupivano i lettori.

[Modi di dire: quante ne sai? Fai il test!]

 

FONTI E ALTRO:


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